Quanto oggi mi appresto a scrivere non si riferisce ad un tempo troppo recente.

Si tratta di una storia che mi ha molto colpito e risale oramai a diversi mesi fa.
Non so perchè non mi è capitato di scriverne prima. Ho preferito aspettare, per una forma di pudore forse, o di discrezione nei confronti dei protagonisti, di cui, come al solito, non farò nome.

Era mancato nella sua abitazione un signore ben oltre gli ottanta, il presidente di uno storico Juventus club.

La mattina, prima delle esequie, a casa dell’uomo c'era un gran viavài di persone, tutte accorse a portare il proprio personale saluto.
I famigliari erano molto provati, in particolare la giovane figlia (sarà stata sui 35, 40 anni) piangeva a dirotto.
Ricordo che mi aveva sorpreso la sua esternazione così dirompente del dolore, mi veniva naturale il confronto con il cordoglio del tutto composto e interiorizzato dei fratelli.

Si fa presto a dire "dispersione delle Ceneri in natura", nel Paese dei cento campanili.
In realtà il panorama in materia è tanto irregolare che a confronto le Alpi paiono le placide colline delle Langhe piemontesi.
Si deve fare i conti con la Burocrazia, quella con la B maiuscola (e B sta per borbonica, per capirci), quella che non segue neanche la più logica delle ragioni, e anzi la ragione la disconosce.
Così accade ad esempio che all’ombra della Mole la dispersione delle Ceneri in natura sia possibile solo all’interno del Cimitero Monumentale, a Moncalieri sia categoricamente vietata e sia invece concessa nella vicina Pecetto, ma con riserva: fuori dalle mura del cimitero si, ma solo in un’area delimitata, adiacente ad esso. E così via…

Era cominciato così il Funerale di Marilena, mancata a Moncalieri all’età di 72 anni: c’era la volontà precisa dei famigliari, ma tutt’attorno regnava la confusione. La confusione "regolamentata" dei Comuni, appunto.

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Quest’anno mi è capitato di organizzare un funerale alquanto particolare.


Il mio avvocato E.F., che oltre ad essere il mio avvocato è anche un mio grande amico, mi telefona alla fine di ottobre del 2013, preannunciandomi che una sua assistita versa in gravi condizioni in una casa di riposo della collina torinese.


Vado a trovarlo per avere qualche informazione in più e per prepararmi in maniera adeguata all’organizzazione del futuro funerale. E lui mi racconta la storia della Signora A.


Vedova di un facoltoso dirigente di banca, alla morte del marito – avvenuta nei primi anni ’90 – cade in uno stato di prostrazione psichica dovuta alla perdita del coniuge, fino al punto di non nutrirsi più e trascurare ogni igiene personale...

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